Quattro amiche in Armenia

Armenia, dintorni di Saghmosavansk

Adriana, Rosaria, Claudia e io, amiche da più di trent’anni. Una deliziosa serata a casa mia con una pianista classica conosciuta alla Casa Armena di Milano, Ani Martirosyan, e, tra una chiacchiera e l’altra, le quattro amiche si fanno trascinare in un vortice di curiosità per l’Armenia.

E la curiosità porta al desiderio di approfondire la conoscenza di questo paese dalla storia antichissima. E’ proprio in Armenia che si insedia, infatti, la prima comunità cristiana al mondo, nel I secolo d.C., grazie a due dei dodici apostoli, Taddeo e Bartolomeo. Ani ci aiuta in questo. Dalle sue parole traspare un fortissimo senso di appartenenza, una solida fierezza nel riconoscersi come popolo.

Dai suoi racconti emerge chiara una similitudine con il popolo ebraico. Gli Armeni, da sempre, hanno subito invasioni, con conseguenti diaspore in giro per il mondo. Per ricostruire una propria identità hanno creato piccole comunità sparse per il pianeta, che però hanno conservato un’unica cultura fondata su due elementi.

Uno è la religione: già nei primi secoli la Chiesa armena si separò dalla Chiesa cattolica, acquistando caratteri propri e originali. Il secondo è la lingua sia parlata sia scritta: la ricchezza dei manoscritti medievali è tale che si trovano libri in armeno nelle biblioteche delle più diverse parti del mondo.

Date queste premesse, come non far nascere alle quattro amiche il progetto di un viaggio in Armenia?

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Come abbiamo viaggiato

Prima della partenza, io e Adriana abbiamo fatto un’accurata selezione su Airbnb per cercare casa. Quella di una casa come punto di riferimento è una soluzione interessante, perché l’Armenia è un paese relativamente piccolo, con una superficie pari a Piemonte e Valle d’Aosta messi insieme. Quindi cercare due o tre basi in punti strategici può essere logisticamente risolutivo.

Per i trasporti, Ani ci ha suggerito il numero di un autista. Riservato e in apparenza burbero,  Vacik si è rivelato un aiuto prezioso, una persona seria, professionale ed estremamente disponibile. In realtà è un perfetto uomo armeno. Come la maggioranza degli Armeni che abbiamo incontrato, il primo contatto è stato di estrema riservatezza, che sembrava coprire un fondo di tristezza. Vacik, come altri, ha avuto bisogno di un po’ di tempo per mostrare la sua calda ospitalità, e una tranquilla disponibilità ad aiutare.

In genere amo utilizzare i mezzi pubblici, ma abbiamo avuto ragione a scegliere questa soluzione, dato il poco tempo a disposizione (siamo rimaste in Armenia 13 giorni) e la posizione spesso arroccata dei tanti monasteri visitati. Un’auto grande e confortevole permette di macinare chilometri senza problemi. In più si ha la possibilitá di modificare facilmente l’itinerario, facendo soste della frequenza e della durata che si desidera, senza alcuna imposizione.  Il costo dell’auto per l’intero periodo è stato di 150 euro a testa. Conveniente, quindi, direi.

C’è anche la soluzione dei marshrutke, pullmini locali, di solito molto affollati e piuttosto scassati, retaggio dell’epoca sovietica. Rappresentano una proposta di car-sharing davvero poco costosa, ma che, noi signore di una certa età un po’ pigre, abbiamo deciso di scartare. in ogni caso, le camminate a piedi e i mezzi pubblici li abbiamo riservate per le visite alle città; tra l’altro la metropolitana di Yerevan è comodissima!

I monasteri e le chiese

I bellissimi monasteri sono senza dubbio la caratteristica più significativa del paesaggio armeno. Ricchi di storia, custodi dell’identità religiosa e culturale dell’Armenia, incutono rispetto ed emanano un profondo senso di sacralità.

in preghiera

Sono numerosissimi, sempre incastonati in paesaggi mozzafiato: sul ciglio di un profondo canyon, oppure arroccati su aspre montagne, a volte ancora scavati nella roccia. È proprio attorno ad alcuni di questi meravigliosi monasteri che in epoca medievale sono nate le maggiori università, importanti centri di propagazione culturale.

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Non mi dilungo a descrivere ogni monastero. Ne ho scelti tre tra quelli visitati: non  sono necessariamente quelli più importanti dal punto di vista storico o architettonico, ma  quelli dove ho vissuto emozioni più forti. In fondo troverete l’elenco di tutti i luoghi che abbiamo visitato e alcuni suggerimenti bibliografici per potervi orientare nella scelta. In ogni modo, suggerisco che durante il viaggio vi lasciate trasportare dal fascino dei luoghi, per poi approfondire la conoscenza dei monasteri al rientro, sulla scia del ricordo fresco delle meraviglie visitate.

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Geghard

Questo è uno dei primi monasteri che abbiamo visitato. Già questo è un buon motivo per ritenerlo interessante: è come aver scoperto, in quel momento, il fascino di questo paese. Come altri monasteri, anche questo era meta di pellegrinaggio giá in epoca pre-cristiana. La gente vi si recava per poter accedere a una fonte sacra che si riteneva avesse poteri taumaturgici. Purtroppo al nostro arrivo era un po’ affollato, anche perchè si trattava di un giorno festivo.

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Il monastero di Geghard è Patrimonio dell’Unesco dal 2000. Fondato nel IV secolo da San Gregorio l’Illuminatore, capostipite della Chiesa apostolica armena, dell’impianto originario non resta ormai più nulla, perchè distrutto dagli Arabi nel IX secolo. La chiesa principale, visitabile oggi, risale al 1215. Di lì a poco la gente del vicino villaggio cominciò a creare ambienti all’interno delle grotte circostanti, rendendo il complesso monastico sempre più unico e particolare.

monastero di Geghard, Armenia

Nel corso dei secoli, intorno alle grotte dei monaci furono costruite chiese, cappelle, edifici residenziali; sorsero anche un seminario, un’accademia di musica liturgica e un rinomato Scriptorium, cioè una scuola per amanuensi. Accanto al monastero scorre un torrente e la tradizione vuole che i viandanti lascino sulle fronde degli alberi lungo le sue acque dei pezzetti di stoffa come richiesta di grazia.

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Dovunque sono visibili ancora oggi le khachar, croci scolpite a bassorilievo, tipiche dell’iconografia religiosa armena.

croceSalendo alla vecchia cappella abbiamo sentito una voce melodiosa che riempiva la grotta scavata nella pietra. L’acustica di questa chiesa è straordinaria e la fortuna ha voluto che in quel preciso momento una giovane donna decidesse di intonare un canto liturgico. La delicatezza di quel canto e la luce che entrava di taglio hanno reso la visita a Geghard decisamente emozionante.

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Saghmosavank

Di questo monastero è particolare la posizione: sorge su un prato che si tuffa in una profondissima gola scavata dal fiume Kasagh. Lungo le rive del fiume la terra è rigogliosa e ricca di frutteti (tutta l’Armenia è costellata di piantagioni di albicocchi). Sul fondo della gola corre una strada sterrata che porta dal monastero di Saghmosavank a quello di Hovhannavank, 5 km più a sud. Il sentiero si può percorrere a piedi e la passeggiata è estremamente gradevole.

Saghmosavank, Armenia

La costruzione dell’edificio risale al XIII secolo; attorno, gli estesi latifondi di pertinenza. Annessa al monastero sorgeva una biblioteca con un ricchissimo patrimonio di libri, sempre a significare che proprio questi luoghi erano nel medioevo i principali centri culturali.

Il luogo estremamente tranquillo, al momento del nostro arrivo senza visitatori,  mi ha permesso di restare in silenzio a osservare e ammirare. Più tardi, alcune persone sono arrivate ad allestire, a ridosso del monastero, un banchetto nuziale. Un’immagine decisamente felliniana.

preparativi per matrimonio

Noravank

In assoluto il più suggestivo dei luoghi religiosi. Sorge nel cuore dell’altopiano, in una regione a sud del paese, il Vayots Dzor. Lo si scorge all’improvviso percorrendo la strada lungo il fiume Darichay nella valle di Amaghu, una valle molto angusta e caratterizzata dalla presenza di rocce rossastre. Un impatto visivo fortissimo.

Anche questo monastero risale al XIII secolo. E’ presto diventato uno dei maggiori poli religiosi e culturali dell’Armenia, grazie al fatto che i monaci mantenevano stretti contatti con l’allora famosa università di Gladzor. Noravank subì saccheggi e devastazioni, ma visse anche un lungo periodo d’oro, durante il quale fu il fulcro degli avvenimenti politici del tempo, in rete con altri monasteri e centri culturali.

Monastero di Novarank, Armenia

Gli shuka, cioè i mercati

Quattro donne che viaggiano sono naturalmente, anche se pericolosamente, attratte dai mercati. Come è consuetudine un po’ ovunque nel mondo, questi magici luoghi offrono oggetti di artigianato, antiquariato o profumati prodotti della terra o della cucina, come i meravigliosi pickle o la frutta candita.

pickle

Ed è proprio qui che spesso si scoprono curiositá e si fanno incontri interessanti. A Yerevan non si può perdere il Vernissage Market. E’ un mercato aperto tutti i giorni della settimana,  ma la domenica è decisamente più ricco e vivace, quando per esempio alla mattina molti pittori espongono le loro opere.  C’è poi una vastissima proposta di strumenti musicali, in particolare il duduk, un flauto tipico che risale a 3000 anni fa, simbolo della musica tradizionale locale. I migliori  vengono costruiti con legno di albicocco.

Il Gumi Shuka invece è ciò che rimane dei vecchi mercati nella capitale. A Yerevan, infatti,  sorgono moderni supermercati ormai ovunque e quindi si sta un po’ perdendo la tradizione del mercato. Ma il Gumi resta ancora un centro di commercio molto popolare. L’impatto visivo è coloratissimo, con i banchi di dolciumi e frutta secca estremamente curati, dalle ricercate composizioni di forme e colori.

dolci al mercato, Yerevan, Armenia

I mercanti ti offrono tutte le loro specialitá, ottimi i fichi e le arance ripieni.

IMG_7729xTra i salumi: la basturma (carne secca salata aromatizzata da un impasto di spezie che la avvolge), vari tipi di salami, caviale e… inquietanti creste e zampe di gallo marinate!

IMG_7732xBanchi dove si accumulano larghe sfoglie di lavash, il tipico pane armeno, e cesti di frutta meravigliosa.

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Il monte Ararat

“Via dalla montagna sacra: ora l’Ararat sarà per noi un paese straniero”.

In questo modo gli Armeni  di tutto il mondo, là dove la diaspora successiva al genocidio del 1915 li aveva portati, piansero quando, nell’ottobre del 1921, la sacra montagna armena, simbolo della loro unità di popolo, venne ceduta dai sovietici alla Turchia.  Questo resta per il popolo armeno un sogno infranto.

L’Ararat, che gli Armeni chiamano Massis, è però ancora oggi molto presente nell’immaginario nazionale. Con le sue due cime,  appare in ogni punto della città di Yerevan, come fosse la madre protettrice. Sembra di poterlo toccare, ma in realtà è lontanissimo, oltre l’invalicabile confine turco. Nessuno che porti un nome armeno può raggiungerlo.

ararat

Verso sud

Distese incredibili, un altopiano dove viaggiando incontri piccoli villaggi sparsi e cimiteri che occupano grandi spazi e lambiscono le strade nel nulla, a indicare il vago passaggio tra la vita e la morte: un concetto che in Armenia è nelle corde del popolo e ricorre spesso nei loro racconti e nelle loro melodie.

cimitero

I villaggi che si incontrano sono abitati da pastori e le coltivazioni sono essenzialmente orti e alberi da frutta. Sulla bellissima strada che si dirige a sud ci fermiamo al passo Selim dove visitiamo uno dei caravanserragli meglio conservati, luogo di sosta lungo la Via della Seta. Verso sud incontriamo una zona di dolmen,  Zorats Karer,  chiamata anche la Stonehenge armena.

dolmen

E’ in questo tratto di viaggio che si concretizza la sensazione di essere in un paese tanto lontano  e diverso dal nostro, molto diverso dalla dolcezza del paesaggio italiano. Qui prevalgono montagne brulle che appaiono davanti a noi a perdita d’occhio, talvolta punteggiare da villaggi circondati da vitigni, orti e prati.

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La capitale

Yerevan è una città strana, molto particolare. Il regime sovietico ha lasciato numerose tracce, per esempio nei palazzoni che accolgono chi entra in auto in questa città che ospita circa un terzo degli abitanti del paese.

palazzoni

L’impronta architettonica dell’ex Unione Sovietica è manifesta nella Cascata, un’imponente scalinata in pietra alla fine della quale si può godere di una spettacolare vista sulla città e, se si è fortunati con il tempo, sul monte Ararat. La monumentalità della Cascata è però attenuata dalle numerose opere di arte moderna e contemporanea che creano un vero e proprio museo all’aperto, piacevolissimo da visitare.

Cascata, imponente scalinata a Yerevan, Armenia

Ma Yerevan è anche una città che non vuole dimenticare un passato più lontano, ma sempre presente e vivo. L’emblema di questo desiderio di memoria è Tsitsernakaberd, il  mausoleo dedicato alle vittime del genocidio. Con un taxi siamo arrivate sulla spianata della collina di Dzidzernagapert (Forte delle rondini). Qui, in un bunker sotterraneo in pietra, sono esposti documenti, fotografie e video che raccontano i massacri del 1896, del 1909 e il grande genocidio del 1915 ad opera dell’esercito ottomano. Questi materiali testimoniano  il massacro di uomini, donne e bambini, di giovani e anziani, della quasi totalità degli intellettuali, delle lunghe e inesorabili marce della morte. All’esterno, in una predominanza di grigio, il verde degli alberi che sono stati regalati dai paesi che hanno riconosciuto il genocidio, sfidando i vari governi turchi.

Si percepisce però che Yerevan è anche una città proiettata verso il futuro: locali  affollati, moltissimi giovani che apprezzano i sempre più numerosi negozi di stampo occidentale, le famiglie che, oltre agli spazi pubblici come la bella piazza della Repubblica,  frequentano supermercati e centri commerciali, spesso aperti di notte, come nelle maggiori metropoli europee.

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IMG_7823xTra i tanti i musei cittadini suggerisco il Museo statale di storia armena dove, tra i molti reperti, è conservata anche una scarpa di pelle di oltre cinquemila anni, la più antica del mondo.

L’Artbridge

L’impatto con Yerevan è quindi quello di una città che sta cambiando in modo accelerato rispetto al resto del paese, ma i cui abitanti sentono forte il bisogno di mantenere legami con la storia e le tradizioni. Interessanti sono stati gli incontri, del tutto occasionali, con due persone che rappresentano un nuovo modo di interpretare le tradizioni culturali. Su suggerimento di una guida siamo andate in Abovian street, una delle vie centrali di Yerevan e abbiamo cercato il locale di Shakeh Havan, l’Artbridge.

Artbridge, Yerevan, Armenia

Shakeh è una brillante signora nata a Isfahan, in Iran, ma da genitori armeni. Ha vissuto a Boston durante il periodo dei suoi studi e qui, incoraggiata da amici, ha deciso di ritornare in Armenia per provare ad aprire un luogo di incontro e di promozione di giovani artisti del suo paese. È infatti dopo l’indipendenza dalla Russia, dopo quindi il 1991, che Shakeh decide di trasferirsi a Yerevan. Ha fondato con altri tre studenti un gruppo artistico e ha aperto con altre donne un ristorante, lì in Abovian street, con l’intento appunto di far conoscere nuovi talenti.

Artbridge, Yerevan, Armenia

Oggi il suo locale è diventato una vera e propria galleria d’arte, con mostre temporanee che durano dieci giorni e che si avvicendano, con sempre nuove opere che vengono esposte.  Nel locale si possono anche incontrare scrittori che presentano i loro libri e occasionalmente ascoltare buona musica jazz.

Con grande grazia, Shakeh ci ha anche suggerito alcuni luoghi imperdibili e poco frequentati dai normali circuiti turistici, come ad esempio le pitture rupestri sul monte Ughtassar. Si tratta di un luogo archeologico con reperti molto importanti. Sulla cima del monte omonimo si trova una vasta area di pitture rupestri risalenti al tardo periodo del ferro. Vi si puo’ accedere solo con macchine idonee e durante i mesi caldi (luglio e agosto) perchè il sito si trova a circa 3000 m di altitudine.

La Dolan Art Gallery

Non lontano dall’Artbridge, sono entrata incuriosita in un piccolo negozio di artigianato. Sorpendentemente, il retro del negozio si affaccia su di un giardino decisamente affascinante. Una scalinata porta all’ingresso di un appartamento dove da una parte sono  esposte ceramiche moderne, sculture e quadri, dall’altra si dipanano salette da pranzo arredate con mobili e oggetti raffinati, perfetta ricostruzione di un ambiente di fine Ottocento.

Dolan Art Gallery, Yerevan, Armenia

Ho cominciato a scattare foto attirata dalla cura dei particolari e dalla raffinatezza dell’appartamento. Mentre fotografavo, un elegante signore mi si è avvicinato chiedendomi se avevo bisogno di spiegazioni e mi ha invitato a bere un caffè per fare due chiacchiere. David, questo il nome del proprietario della Dolan Art Gallery, mi ha raccontato che da una decina di anni ha affittato l’intero palazzo con l’idea di utilizzarlo per accogliere artisti e creare un luogo di cultura e ristorazione.

Dolan Art Gallery, Yerevan, Armenia

Il progetto di rivalutare uno spazio di grande fascino (che nel secolo scorso aveva subito varie trasformazioni, prima scuola, poi sede di uffici nel regime sovietico) è stato vincente. Sono molti gli intellettuali di Yerevan che oggi frequentano il locale, il ristorante, con i tavoli nel fresco giardino.

locale david, Dolan Art Gallery, Yerevan, ArmeniaE’ un luogo piacevole e rilassante, dove chiacchierare e ascoltare buona musica. La sera stessa abbiamo prenotato la nostra cena e assistito al concerto del Lucy Khanyan Quartet, un gruppo di donne che propone sue composizioni originali e contemporanee, ma suonate con strumenti appartenenti alla tradizione musicale armena.

Postfazione – A Milano all’inaugurazione del Giardino dei Giusti

È il 6 ottobre, mi trovo all’inaugurazione del Giardino dei Giusti di tutto il mondo nel parco del Monte Stella di Milano. Ani, l’amica pianista, mi ha invitata al concerto che tiene in occasione dell’inaugurazione.

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Casualmente, mi trovo ad ascoltare la guida che si sofferma davanti al ceppo dedicato ad Armin Wegner. Armin Wegner era un ufficiale dell’esercito tedesco, scrittore e fotografo, che venne mandato in Anatolia nel 1914 a sostegno delle milizie turche. Qui si rese conto delle nefandezze del governo ottomano e decise di documentarle di nascosto. Cacciato dalla milizia turca e rimpatriato, divenne un attivista pacifista raggiungendo la notorietà come scrittore e come co-creatore del’espressionismo tedesco. Nel 1933 denunciò la persecuzione degli Ebrei in una lettera aperta ad Adolf Hitler. Da lì a poco venne arrestato dalla Gestapo, imprigionato e torturato. Venne successivamente internato in un campo di concentramento. Dopo il suo rilascio fuggì a Roma dove visse sotto pseudonimo fino alla sua morte, nel 1978. Parte delle sue ceneri sono state portate a Yerevan presso il memoriale del genocidio armeno. Viene ricordato come il solo scrittore tedesco nella Germania nazista che abbia alzato la voce contro la persecuzione degli Ebrei.

Nel Giardino dei Giusti hanno raccolto intorno a un albero diversi vasi di vetro che contengono terra armena e, in ogni vaso, è custodita un’immagine del genocidio. Ecco, queste immagini sono una delle pochissime testimonianze del massacro che i turchi hanno inferto al popolo armeno, ed è proprio Wegner che le ha scattate in Anatolia durante la persecuzione.

Gente d’Armenia

Le quattro amiche

4 amiche

Ed ecco i luoghi toccati dal nostro itinerario.

  • Regione del Lori: Akhala – Aghpat – Odzun – Sanahin
  • Regione del Tavush: Goshavank – Haghartzin
  • Regione dell’Aragatzotn: Amberd fort – Hovhannavank – Saint  Gevork – Saghmosavank
  • Regione del Kotayk: Garni – Geghard
  • Regione del Gegharkunik: Hayravank – Noraduz – Sevanavank
  • Regione dell’Ararat: Khor Virap
  • Regione del Vayots Dzor: Areni – Caravanserraglio al passo Selim – Noravank
  • Regione del Siunyk: Cascate Shaki – Menir di Zorats Karer – Tatev

Suggerimenti di visita e bibliografici potete trovarli nel sito dell’Associazione Italia-Armenia.

In particolare ci hanno accompagnato due guide, le cui informazioni di sono integrate perfettamente e che consigliamo, quella di Lonely Planet e quella di Polaris.